Il Garante a Facebook: stop ai profili fake e trasparenza sui dati

Il Garante della privacy ha ordinato a Facebook di mettere a disposizione di un utente tutti i dati che lo riguardano. Le informazioni dovranno apparire in forma intelligibile e dovranno comprendere tutto ciò che è presente nei profili aperti sul social a nome dell’interessato, compresi i profili falsi (fake) che dovranno essere bloccati.

Proprio da un profilo falso prende spunto la vicenda portata all’attenzione del Garante:

– un utente Facebook aveva lamentato di essere stato vittima di minacce, tentativo di estorsione, sostituzione di persona e indebita intrusione nel proprio account da parte di una persona con la quale aveva intrattenuto una corrispondenza online. Successivamente, quei messaggi si erano trasformati in ricatto con richieste di denaro;

– di fronte al rifiuto di cedere al ricatto, il ricattatore tramite un profilo falso ha inviato a tutti i contatti Facebook dell’interessato foto e video falsi, che attraverso la tecnica del fotomontaggio lo ritraevano in situazioni gravemente lesive del proprio onore e decoro.

– La persona lesa ha chiesto a Facebook Ireland di accedere a tutti i dati relativi al proprio profilo, compresi quelli contenuti nel fake, e di cancellare tutte le informazioni presenti nel falso account. Il social network ha risposto con una mail (molto poco comprensibile) di istruzioni per accedere ai dati personali attraverso il servizio “self-service”, e inoltre non ha cancellato il falso profilo limitandosi a bloccarlo.

A seguito di questa vicenda la persona lesa ha interpellato il Garante italiano.

Di fronte al problema della giurisdizione, il Garante si è espresso sottolineando che la normativa italiana sulla privacy è applicabile anche se Facebook è un’azienda statunitense con la sede operativa europea in Irlanda, e questo perchè Facebook è presente anche in Italia con Facebook Italy e le attività di quest’ultima sono «inestricabilmente connesse» con la sede irlandese. Pertanto, anche sulla scorta di sentenze della Corte di giustizia europea su casi analoghi, il Garante ha deciso di esaminare il ricorso e di accoglierlo.

In base al nostro Codice della privacy (Dlgs 196/2003) la parte lesa ha diritto a conoscere tutti i dati che lo riguardano contenuti nei profili Facebook aperti a suo nome, compresi gli account falsi. Il Garante ha anche chiesto a Facebook di inibire i dati “incriminati”, ma di non cancellarli, perché potrebbero risultare utili in sede di accertamento di possibili reati.

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